Residui manutenzione verde, sottoprodotti, reati ambientali

Sfalci, potature e sottoprodotti: relazioni pericolose

La Giunta regionale lombarda approva una delibera di sviluppo dell’economia circolare nella filiera della manutenzione del verde pubblico e privato e, in tal senso, di agevolazione della gestione dei relativi residui come sottoprodotti. Ma, forse, c’è qualche problema.

Ritenuto opportuno, pertanto, fornire agli operatori indicazioni utili per valutare come gestire i residui di manutenzione del verde, chiarendo quando possono essere esclusi dalla disciplina di cui alla Parte IV del d.lgs n. 152/2006 rifiuti e quando, pur non essendo rifiuti, possano essere considerati sottoprodotti.”

A parte l’uso creativo delle proposizioni concessive, questo è il fondamento della recentissima Delibera della Giunta Regionale Lombarda in materia di “Indicazioni per la gestione dei residui della manutenzione del verde pubblico e privato”.

L’obiettivo della stessa è l’attuazione del “principio di prevenzione e di riduzione dei rifiuti e il dovere di promuovere un utilizzo sostenibile delle risorse nel territorio lombardo.” Ancora, per il “rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti e dei principi dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile, è necessario promuovere e rendere più agevole l’applicazione concreta della disciplina dei ‘sottoprodotti’ e che è di fondamentale importanza, per il raggiungimento degli obiettivi della pianificazione regionale, fornire indicazioni che favoriscano in modo uniforme sul territorio il riconoscimento dell’osservanza della disciplina in materia di rifiuti.”

Tutto condivisibilissimo.

Ma, forse, abbiamo un problema.

Con riferimento a una delle questioni, in questo momento, più calde e spinose della regolamentazione dei sottoprodotti, la Giunta Regionale lombarda mostra certezze granitiche: “Considerato inoltre, che, in ossequio all’accezione sostanziale della tutela ambientale, l’interpretazione letterale della normativa non esclude espressamente tra i processi produttivi citati dall’art. 184, bis, lettera a), anche quelli derivanti da erogazione di servizi o da cicli di produzione di un servizio.”

Se ne ricava, secondo la Giunta lombarda, “che una interpretazione eccessivamenterestrittiva dell’art. 184 bis, comma 1, lett. a), possa non essere conforme ai principi comunitari in materia di rifiuti, e che, pertanto, deve ritenersi che possa applicarsi alla gestione dei residui vegetali – in taluni casi – la disciplina dei sottoprodotti, così come individuata nell’Allegato alla presente delibera…”

Nella parte della delibera immediatamente precedente quella citata, l’Amministrazione lombarda acquisisce alla sua causa anche la Corte di Cassazione, sostenendo, senza mostrare ombra di dubbio, che “come anche chiarito dalla giurisprudenza, la normativa stabilisce che per la qualificazione di «sottoprodotto» un oggetto o una sostanza debba essere originato da un «processo produttivo» e non anche da un processo industriale in senso stretto, ben potendo consistere anche nella produzione di un servizio (Cass. pen. Sez. III Sent., 7 novembre 2008, n. 41839).”

Il problema; anzi, i problemi.

Nell’aprile scorso, la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha risposto a una richiesta di chiarimenti inviata dal Dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE, con la quale veniva chiesto ai servizi della Commissione di fornire indicazioni sulla gestione dei residui della manutenzione del verde pubblico e privato. La risposta dell’Organo unionale è stata di difficile equivocabilità: l’attività di manutenzione del verde non può essere considerata un «processo di produzione», in quanto il suo obiettivo non è la fabbricazione di un prodotto. Questo viene puntualmente riportato nel corpo della Delibera; senza che, peraltro, turbi più di tanto i sonni degli estensori della Delibera lombarda, a quanto pare.

E poi c’è il capitoletto Cassazione. La sentenza citata dalla Giunta lombarda a sostegno della sua posizione su residui di manutenzione del verde, sottoprodotti e concetto di processo di produzione è del 2008. Poco più di un mese fa, la stessa Corte di Cassazione è tornata sul punto, anche se in un altro ambito, ancor più tormentato: quello dei materiali da demolizione. E ha fornito il seguente perimetro del concetto di processo di produzione: “un’attività chiaramente finalizzata alla realizzazione di un qualcosa ottenuto attraverso la lavorazione o la trasformazione di altri materiali (sebbene una simile descrizione non possa ritenersi esaustiva, in considerazione delle molteplici possibilità offerte dalla tecnologia)”. Su queste basi logiche e giuridiche, la Corte ha escluso la stessa teorica possibilità che un residuo di demolizione possa essere gestito come sottoprodotto. Questo è oggi l’orientamento pressoché consolidato della Suprema Corte in questa materia.

Chi scrive condivide l’impostazione di fondo, in questo specifico ambito, della Delibera della Regione Lombardia e ritiene posizioni come quelle contenute nell’ultima sentenza della Suprema Corte potenzialmente esiziali per lo sviluppo dell’economia circolare e della simbiosi industriale.

Questa personale posizione dello scrivente, com’è facilmente intuibile, ha una valenza parecchio limitata a fronte di una sentenza della Corte di Cassazione; ma questo non sarebbe gran danno.

Il problema reale è che, in un’aula d’udienza penale, di regola non ha un valore particolarmente vincolante neanche una Delibera regionale, se si pone in contrapposizione a un orientamento consolidato della Corte di Cassazione. Insomma, se si pone la necessità della scelta ai fini della decisione, il Giudice di solito ha le idee piuttosto chiare su quale debba scegliere tra una Delibera regionale e una sentenza della Suprema Corte.

Da tutto ciò, data la mia frequentazione quasi trentennale con le aule d’udienza penale, la domanda sorge spontanea: se un imprenditore lombardo della filiera del verde mi chiedesse un parere legale sulla possibilità di gestire, IN TRANQUILLITA’, un residuo della sua attività come sottoprodotto invece che come rifiuto, cosa dovrei consigliargli?

Tu che dici?