Aziende biologiche: la deriva dei trattamenti

Fa caldo, almeno al sud. E qualche settimana fa è piovuto parecchio.

Quindi, cresce l’erba, quasi come fossimo a primavera.

Dunque, bisogna diserbare; sin d’ora, per impedire che ci si ritrovi con la solita foresta primaverile nei campi prima, molto prima, della primavera.

E cosa c’è di più comodo, per risolvere il problema, che iniziare da subito a “pompare” erbicidi come non ci fosse un domani?

Senza stare a porsi troppi problemi: le sostanze utilizzate, l’obbligo di patentino, i dispositivi di protezione, le distanze dai luoghi abitati e dalle coltivazioni biologiche…

Già, le coltivazioni biologiche: dopo un trattamento selvaggio con il diserbante (glifosato, di solito, ça va sans dire) effettuato su un terreno limitrofo, di un campo biologico rischia di rimanere ben poco. Almeno ben poco di biologico.

Si chiama effetto deriva.

E l’azienda biologica in questione rischia di vedersi mandare in fumo il lavoro di un anno, o anche più.

Come è accaduto a un mio cliente.

E’ il caso che le aziende in questione – ma anche i singoli cittadini che subiscono questo attentato alla loro salute – sappiano che ci sono gli strumenti legali per reagire, per difendersi: di natura civile, ma anche penale, oggi più che mai. Lo conferma la giurisprudenza, sia civile che penale.

E, in questi casi, quando gli strumenti ci sono è bene usarli.

Anzitutto per una questione di legittima difesa, appunto.