La raccolta differenziata dell’organico diventa obbligatoria – Prove tecniche di economia circolare

L’Italia applica la direttiva con due anni di anticipo e questo campo può diventare un volano per la lotta alla crisi climatica e l’economia circolare nel Paese

Il 2022 potrebbe essere un anno importante per l’economia circolare, anche in questo Paese.

Con due anni di anticipo rispetto al termine previsto dalla relativa direttiva europea sulla “circular economy”, entra in vigore in Italia l’obbligo per tutti i comuni di effettuare la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti.

Lo prevede una norma del cosiddetto Testo Unico Ambientale modificata appositamente da un decreto legislativo del settembre 2020.

Questa previsione di legge, se seriamente applicata, può produrre effetti positivi a catena sull’ambiente, nonché sulla filiera industriale che si è ormai ampiamente radicata in Italia in materia di rifiuti organici e compostaggio.

E proprio quest’ultimo è uno dei profili più interessanti della nuova normativa: compostare rifiuti organici, in due parole, vuol dire sottrarre a monte carbonio all’atmosfera per riversarlo nel suolo.

In pratica, vuol dire contrastare la crisi climatica e, al contempo, aggiungere sostanza organica, cioè fertilità, alla terra.

Un esempio di scuola di blue, non green, economy: quella, cioè, che – grazie anche all’innovazione tecnologica – tende a vedere e trattare l’ambiente non più solo come un limite, ma come oggetto di attività economiche virtuose e rigenerative in sé.

L’economia circolare, per l’appunto: quella che deve costituire la normale economia del terzo millennio.

La posta in palio sono le chances di sopravvivenza della specie umana su questo pianeta nelle forme che conosciamo oggi, grosso modo.